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sabato 20 novembre 2021

Se una notte d'inverno un dormitore...

Di coperte faccio un cumulo

e poi dentro mi ci tumulo

se ti chiedi cosa emulo

è il Riposo che qui simulo.


(zzz)



mercoledì 20 ottobre 2021

Così, per dire...

Ieri stavo pensando che oggi sarebbe stato il 20-10-'20, e mi dicevo che bell'idea che sarebbe stata quella di farci un post.

Ecco, appunto. Lo scrivo "post". Simpatico il 20-10-'20!


(imbarazzo)

domenica 4 aprile 2021

Della fiducia in voi riposta, posto.

Lettori! Ebbene sì, in questo dì festivo mi rivolgo a voi, apostrofandovi pluralmente con la fiducia che siate lì docili a leggermi, lepidi e agili, beati e beantidi di codeste mie facezie leggiere, di levi arguzie, di licenze labili ma lodevoli, gradevoli, passabili e forse instabili, di codelli equilibrismi lessicali inani e alati, ai lati di termini desueti, obsoleti, usualmente schivati dal comune eloquio più consono ai nostri facondi incontri quotidiani.

Lettori! Con gioia a voi mi paleso, fiduciosamente ad augurarvi un felice dì da trascorrervi su balconi assolati, accompagnati dai - pochi - più amati, mangiando gelati e cioccolati.

Lettori! Confido che con Fido vi recherete a passeggiare garbati, di sacchetti muniti per eventuali rifiuti, scodinzolanti e festosi ai vicini incontrati.

Lettori!

...

Non ho altro da dire.

Per il momento.

Anzi no, non posso che aggiungere: un saluto ai nuovi arrivati!


martedì 2 febbraio 2021

Oggi è il giorno!

Un felicissimo giorno della marmotta a tutti voi, noti e ignoti lettori di questo blog! Sia che voi siate marmotte, o buche nel terreno, o gran cerimonieri dell'evento, vi auguro con voce epica e altisonante (lo so non la sentite la voce epica e altisonante, però usate questo tono mentre leggete, grazie) vi auguro, dicevo, di passare una splendida giornata! Ok, pomeriggio. Quello che è. Insomma, state bene. ...per la marmotta, d'altra parte, non sono ancora le 10 del mattino, quindi buona giornata buffoncelli, e vedete di non sottilizzare troppo. Siamo marmotte, qui, mica castori.

venerdì 4 dicembre 2020

(più natalizio di quanto sembri)

Ci sono questioni spinose che prima o poi vanno affrontate. Per una di queste, il momento di parlarne è giunto, inutile temporeggiare oltre. Pertanto, se il bagno è libero, ci concediamo un po' di spazio per parlare di cibo. Cessate di sbarrare gli occhi, ho proprio scritto "se il bagno è libero".
Già, perché la questione non è tanto l'assunzione del cibo, ma il suo licenziamento. Quel momento in cui ciò che era stato assunto a far parte di noi [musichetta di sottofondo: è meraviglioso far parte di un team...] viene licenziato, con una – si spera – buonuscita.
E qui si pone il problema: che tipo di contratto s'era fatto, all'assunzione?
Era a tempo indeterminato? Come quello che si fa a certa ciccia che inesorabilmente si deposita inesteticamente in certe parti del corpo? O era a tempo determinato? Magari, per i più avvezzi alle terminologie del mondo del lavoro, un co.co.co., o un co.co.pro.? Termini che peraltro potrebbero rispecchiarsi onomatopeicamente nel momento di salutarsi e andare ciascuno per la propria strada.
Ma c'era un scadenza determinata per la conclusione del rapporto impiegatizio, o si è giunti alla fine per "giusta causa"? Non pochi mal di pancia sono derivati da tali questioni. La presunzione di sapere porta a darsi delle arie, e per carità, meglio fuori che dentro, tuttavia si raccomanda di assumere con moderazione per licenziare con correttezza.

(no comment)


lunedì 30 marzo 2020

tale la situazione nella capitale
quale la si ritrova in tutta la nazione
i capi a non stare attenti si fan male
e si prescinde ormai dalla fazione

ci si scruta con sguardo un po' animale
fin dall'ora della colazione
giungendo a credere normale
l'imperativo della non-azione


domenica 18 dicembre 2011

verso l'inverno

"bevi la tisana, che ti sana"

"hai la ricetta di quella di mela? dimmela"

lunedì 12 luglio 2010

Colazione

Luglio. Sabato. Mattina. Ore 8.30.

In cucina.

LEI: Posso finire il caffè?

LUI: India.

LEI: ---

LUI: ---

LEI: ---

LUI: Scusa, cos'hai chiesto?



(moka)

lunedì 8 marzo 2010

cronaca di una simpatica domenica

sveglia con calma
mattinata rilassante di lettura
pranzo
riposino dalle 14 alle 18
un po' di buona tivvù
impoltrimento preprandiale
cena
e poi finalmente a dormire...

mercoledì 21 gennaio 2009

omaggio

bramoso di un titolo,
studiò troppo.
perito,
perì.



eager for a degree,
studied too much.
expert,
perished.

giovedì 16 ottobre 2008

sperse le carte languide
attendon con spirto tepido

la man che dagli occhi acuti
con gesto sapiente raduna

ignare ristanno immote
le penne con punta rotonda

le brevi matite affannate
riposano all'ombra dei libri

si giace sul tavolo scuro
il calcolatore adombrato

a terra il corpo assonnato
del capo di tutti gli oggetti

respira

zzzzzzzzzzzzzzz...........

sabato 21 giugno 2008

Festeggio il giorno più lungo svegliandomi alle 4 del mattino.

Certo, se ieri non fossero andati ai rigori noi saremmo andati a letto prima e stamattina si sarebbe stati un po' più svegli.

Leggo un libro per l'occasione: "Flatlandia" di Edwin Abbott Abbott, che per inciso è il titolo della settimana, di quella corrente, di quella trascorsa e della prossima, nella quale so già che non avrò nessuna voglia di postarvene un altro.

Alle 7 mi sembra di aver già vissuto abbastanza, per oggi, ma mancano ancora dieci o quindici ore al tramonto e me ne faccio una ragione.

Bella storia.
Sarebbe da fare più spesso. Forse.

lunedì 24 marzo 2008

temporalesco

China e cipria su cartoncino

All'epoca mi si chiamava - e mi firmavo - Mad Cat

domenica 16 marzo 2008

L'attesissimo titolo della settimana è "Cent'anni di solitudine" di Gabriel García Márquez, con l'augurio che prima o poi 'sti cent'anni finiscano anche, no?

sabato 1 marzo 2008

Ci sono mattine in cui succede di tutto. E di tutto può succedere. Mica è la stessa cosa, eh. E così capita che uno se ne va a dormire in un qualsiasi anno bisestile, e il giorno dopo si sveglia che è marzo. Marzo. Dico io. Di questo passo chissà dove andremo a finire. E già abbastanza turbato dall'insolito accidente, capita che il tale di cui sopra, frattanto che si squassa nella tosse, s'accorga che quella mattina hanno avuto la bella idea di svegliarsi pure le formiche. Chissà perché poi. Fossero almeno state fòrmiche, mi ci facevo una libreria, ché non so più dove mettere i libri e i barattoli pieni di matite. Pazienza. Ci lasceremo sconquassare dalla tosse finché non troveremo un buon motivo per guarire. Non si sa mai. Magari andremo pure a comprarci un cappello, va'. Ah, già, dimenticavo. E' il primo marzo, neh, ma è iniziata la primavera. Fuori ci sono le formiche. 'guri.

domenica 30 dicembre 2007

Intervallo l'eptalogia asimoviana (Menzinger non me ne volere) e vi appioppo come titolo della settimana "Suicidi falliti per motivi ridicoli", curato da Gianluca Morozzi e Gianmichele Lisai.
E già che ci sono vi dico pure che quest'anno il Natale mi sta sullo stomaco e vi odio tutti equanimamente.
I miei peggiori auguri.

lunedì 18 giugno 2007

Il bel tempo che fu

Ricordi di un lieto passato

Ove l'Isarco al Rienza le acque mischia
s'innalzan colorati gli edifici
è Bressanone ove senza artifici
tra piazze e ponti Parresia cincischia.

(agosto 2005)

lunedì 9 ottobre 2006

Roarr!

Mi sono appena svegliato e mi sento veramente un leone!

Già.
Bene.
Ma in fondo...
Anche no.
Quasi quasi...
No, dai.
Temevate rimettessimi a dormire? Sbegliaste! Decisi di affaccendarmi occupandomi variamente. Altresì considerando che ritrovomi in autunno. Urge dunque prepararmi per l'inverno. Ché l'inverno, si sa, si va in letargo.

giovedì 20 aprile 2006

Stamane

Stamane, mentre con finta arte mi tagliavo i capelli, rinvenni, parte integrante della mia chioma, un ricciolo biondo, e, poco più in là, ma sempre saldamente radicati alla mia cute, dei capelli bianchi. Lo scetticismo s'impone: invecchio o ringiovanisco?

martedì 21 marzo 2006

Primavera

E' giunta. Quindi prima era disgiunta. Giusto per fare un esempio di primavera disgiunta citerò Adelberto Cervini, il poeta milanese del bar di via Londonio:
Mi intrufolo fugace nella notte
sagace è il sogno degli eterni campi
rotolar di botoli fischianti
la prima vera prova del coraggio.
E' l'ultima strofa di "Ardimentoso sopore", e le strofe precedenti sinceramente non le ricordo, comunque la potete trovare nella raccolta "L'armigero stanco", edita dai Poeti Riuniti nel 1924.
Buona lettura e buona primavera.