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sabato 7 agosto 2010

arrivo all'interno dell'edificio, e, come prevedevo, mi viene incontro lei. mi sta antipatica, da sempre, e la cosa è reciproca. mentre la vedo avvicinarsi ripasso la risposta che le darò: devo consegnare un pacco. già, e se mi chiede a chi? sento la tensione. semplice, le dirò che non ricordo il nome, e che è scritto sul foglio di accompagnamento, che ho lasciato al portiere. il portiere stesso mi ha detto di portare il pacco nella stanza in fondo all'ultimo corridoio del piano più basso dell'edificio.
ora che lo scrivo mi rendo conto di quanto tutto ciò sia inverosimile.
lei, l'antipatica, annuisce e mi accompagna. il pacco è su un carrello. è una scatola di cartone, il doppio di una scatola da scarpe, rosa. non mi pareva pesasse tanto, ma di fatto è sopra questo carrello che io spingo. lei cammina a fianco del carrello.
prendiamo un ascensore e poi un altro. arriviamo al piano più basso, quindi all'ultimo corridoio, che percorriamo fino in fondo.
finalmente mi apre la porta dell'ultima stanza. io non entro neppure, dò una spinta al carrello che così scivola dentro. lei chiude, e torniamo indietro. risaliamo e mentre siamo chiuse in ascensore inizio ad avere paura. com'erano i patti? a una certa ora scatta? o quando telefono io? non mi ricordo... finalmente siamo fuori. ci salutiamo, io e lei, con finta cortesia. mi allontano un po' nella piazza, arrivo al porticato di fronte. ancora non è successo niente. allora telefono, dico che è tutto a posto e che siamo fuori. bene. ho ancora il telefono in mano, riconosco una persona seduta nel cinema che si apre lì di fronte a me, faccio due passi in quella direzione quando un rombo seguito da grida mi fa voltare, giusto in tempo per vedere l'Esposizione Universale sgretolarsi e crollare. la gente urla e scappa, e io mi lascio prendere dal panico collettivo. so benissimo che non c'era nessuno là dentro, tutto era studiato a puntino perché nessuno si facesse male, ma realizzo in un attimo che la bomba che ho lasciato poteva, potrebbe tuttora, causare altri danni non previsti. la Basilica Palladiana è proprio a fianco dell'Esposizione... e se crollasse anche quella? cos'ho fatto? e poi perché? mentre corro con gli altri per allontanarmi sudo freddo. mi fermo al semaforo rosso e quindi penso a far perdere le tracce.

mercoledì 20 maggio 2009

Nel corso di una conversazione(?) con un amico(?) dichiaro bellamente la mia dipendenza dalla marijuana.
[per inciso: io non dipendo assolutamente da alcunché, e non ne faccio nemmeno uso]

La scena seguente è ambientata in una chiesa.
Un prete si scaglia con toni savonaroliani contro un organista, reo di aver parlato, o mosso dei fogli, o che ne so, durante la messa. Una vera e propria aggressione verbale ingiustificabile. Durante la predica mi rivolgo all'organista, sottovoce, cercando il momento in cui il prete suddetto non guarda dalla nostra parte. Ma lui ci vede, e si rinnova l'invettiva - imbarazzante per tutti gli astanti - con forza raddoppiata. Essendo responsabile di tale ripresa, la mia mortificazione è somma. Eppure non è nemmeno paragonabile alla "mortificazione" che si scopre il giorno dopo. Il prete viene ritrovato dietro l'altare, o almeno in parte si trova lì. Manca il pezzo dal torace in giù. E poi chi l'avrebbe detto che un prete può contenere tanto sangue?

giovedì 27 novembre 2008

mi sveglio con le mani graffiate e il sangue che incrosta il lenzuolo.
che scherzi sono questi? dagli incubi passiamo alla realtà? se c'è un mondo parallelo farebbe il favore di lasciarmi un po' in pace?

mercoledì 6 febbraio 2008

Che ne dice, doctor Freud?

La bambina è di spalle. La testa bionda rivolta verso la madre.

Io sono un po' indietro rispetto a loro, vedo la donna parlare ma non sento cosa dice.
D'un tratto mi accorgo di una macchia rossa sui capelli della bambina. La madre le accarezza la testa, e quando ritira la mano vede il sangue. Macchie di sangue sempre più larghe coprono il biondo. Ma il sangue non è della bambina, viene dall'alto. Cola. Siamo in tre a girare contemporaneamente la testa in su.
L'uomo è molto in alto. Il cadavere è appeso a una corda, impiccato. La carne lacerata. Sventrato. Maciullato. Qual è il termine giusto?
Il sangue cola dalla carne squarciata, denso, rosso scuro. E poi... e poi mi sono dovuto svegliare. Di soprassalto. Tutto qull'orrore era davvero troppo.


Dica, dottore, è grave?