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giovedì 17 febbraio 2022

Parto

- Mi porga la porta.

- L'ho nella sporta.

- La porga.

- L'ho porta.

- Che cosa?

- La porta.

- La prendo.

- La tengo.

- La lasci.

- Mi astengo.



Chi porta una porta di luoghi abbia scorta

che posta la porta non entra e si intorta.


(maniglia)

sabato 20 novembre 2021

Se una notte d'inverno un dormitore...

Di coperte faccio un cumulo

e poi dentro mi ci tumulo

se ti chiedi cosa emulo

è il Riposo che qui simulo.


(zzz)



sabato 10 ottobre 2020

3pDante

Se dovessimo definire Dante con tre "p" che cosa diremmo? "Poeta", senz'altro, lui è il sommo. "Parlatore"? Chi può dirlo? Magari balbettava, o s'intimidiva, o provava quella lieve stizza un po' snob tale da non desiderare di mettere gli altri a parte delle proprie parole (quante "p", qui! un'allitterazione!).

"Partigiano"? Questo sì. Da buon ghibellino lo si potrebbe ben definire di parte. E, per inciso, partigiano ma non "parmigiano", ch'egli era fiorentino, e lì di 'p' non ve ne sono.

E allor che altro? Prosatore? Pagliaccio? Pittore? Picaresco? Pittoresco? Papà?

Sì, Dante era papà. Anche se della sua posterità (Pòstero?) poco ci s'immischia, liquidata in una riga, o poco più, sull'enciclopedie.

Ma senz'altro "padre" - sì, sì, state quieti lì voi che saltellate con la mano alzata strillando "è il padre della lingua italiana!" -, questa la terza "p". 

Dante: il padre, il poeta, il partigiano.

Sempreché, come si diceva, si volessero applicar tre "p" (a) Dante.


Trepidante.

Come il Pinciuz, quando apprende che oggi è il 10 10 2020. E non tornerà mai più. 

giovedì 11 giugno 2020

rim(estol)o

se piangi io soffro
e allora soffriggo
le iridi affliggo
e cipolla ti offro

se poi ti vien voglia
di fare merenda
tu tira la tenda
io stendo la sfoglia

andiamo alle botti
per chiudere in gloria
faremo baldoria
con latte e biscotti

se par che sia folle
non darti pensiero
e torna al primiero
affettar di cipolle


lunedì 30 marzo 2020

tale la situazione nella capitale
quale la si ritrova in tutta la nazione
i capi a non stare attenti si fan male
e si prescinde ormai dalla fazione

ci si scruta con sguardo un po' animale
fin dall'ora della colazione
giungendo a credere normale
l'imperativo della non-azione


venerdì 11 ottobre 2019

lapìdeo

o passante che tra i passati - trapassati - passi

qui nel sostrato giace un frustrato

della sua azione ammira la vacuità

scambiò la felicità per una buona reputazione

giovedì 8 agosto 2019

con l'occhio a spicchio adocchio un picchio,
mi sale il ticchio di dirgli "picchio!
 
che fai nell'orto su un ramo storto?
t'è forse sorto il pensier contorto
di far le uova per la tua cova?
se cerchi un posto per un'alcova
sii fiducioso: chi cerca trova!"
 
il bel pennuto ristà un minuto
mi guarda acuto, restando muto
poi apre l'ale con far regale,
non gliene cale del mio ciarlare.
 
mi lascia assorto in mezzo all'orto
un po' piccato d'aver parlato.

(insalata)


venerdì 12 settembre 2014

perché...

perché in fondo c'è sempre un fiume che scorre
perché in fondo il cielo è lo stesso
perché in fondo si mangia e si dorme
perché in fondo la vita è sempre un po' uguale
e un po' diversa
perché in fondo ci siamo, e ci vediamo
e se tra noi c'è l'aria, o un telefono
o lo schermo di un computer su cui io scrivo e tu mi leggi
-sì, perché in fondo sto scrivendo proprio a te,
a te che leggi, che valuti ciò che scrivo degno del tuo tempo
o forse non hai ancora imparato che il tuo tempo è prezioso-


perché in fondo qua o là ciò che interessa è vivere
e dove e quando sono dettagli
perché in fondo ricerchiamo la sostanza
e la sostanza è essere sempre in ricerca
perché in fondo così la vita ha senso e allora non ci pesa
questo scorrere continuo del tempo tra le dita
come un seme sottile che sfugge perdendosi nel terreno
 

perché in fondo la vita si rincorre
ed è nascere e crescere e morire e rinascere
perché in fondo "tutto scorre" e la storia è circolare
perché in fondo all'occidente ti ritrovi in oriente
e gli estremi si toccano e i serpenti si mordono la coda
perché in fondo c'è sempre un fiume che scorre
e a volte due.

perché in fondo saperti lì mi manda in overdose l'ansia da prestazione. mannaggia.

domenica 22 gennaio 2012

Epitaffio geometrico per un acrobata (haiku)

lasciato il circo
sceso dal trapezio
ballò sul cubo

sabato 29 gennaio 2011

In morte di Robin Hood (haiku)

disteso l'arco
si giace la faretra
sopra il feretro

giovedì 16 ottobre 2008

sperse le carte languide
attendon con spirto tepido

la man che dagli occhi acuti
con gesto sapiente raduna

ignare ristanno immote
le penne con punta rotonda

le brevi matite affannate
riposano all'ombra dei libri

si giace sul tavolo scuro
il calcolatore adombrato

a terra il corpo assonnato
del capo di tutti gli oggetti

respira

zzzzzzzzzzzzzzz...........

mercoledì 23 gennaio 2008

Delle asperità dell'italico verbo

Personaggi:
Un Poeta
La Luna

POETA (alla Luna, che sonnecchiosa sta in cielo attendendo che finisca il turno): Chi ti ha messa in ciel, algida Luna, di', chi è mai che ti ha splesa?
LUNA (alla parola "splesa", risvegliandosi dal suo torpore): Sfacciato!


(ululati)



- - -

Disclaimer: io questa non l'ho capita, ma non mi preoccupo, ho sempre saputo di essere un genio incompreso.

martedì 21 marzo 2006

Primavera

E' giunta. Quindi prima era disgiunta. Giusto per fare un esempio di primavera disgiunta citerò Adelberto Cervini, il poeta milanese del bar di via Londonio:
Mi intrufolo fugace nella notte
sagace è il sogno degli eterni campi
rotolar di botoli fischianti
la prima vera prova del coraggio.
E' l'ultima strofa di "Ardimentoso sopore", e le strofe precedenti sinceramente non le ricordo, comunque la potete trovare nella raccolta "L'armigero stanco", edita dai Poeti Riuniti nel 1924.
Buona lettura e buona primavera.