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martedì 16 aprile 2024

Troppo.



- Lo sai? Siamo tipo otto miliardi sul pianeta.

    - Sì.

- E su otto miliardi, avevo trovato una persona che voleva stare con me.

    - È una bella cosa, qualcuno che accetti di stare con te.

- No, non è che lo accettasse, stava con me volentieri.

    - Ti invidio un po'. Ma poi che è successo?

- Niente, poi abbiamo smesso di stare insieme. Avevo trovato una persona che voleva stare con me, e l'ho persa.

    - Non hai prestato abbastanza attenzione.

- Ho dato attenzione alle cose sbagliate. Ho dato troppa attenzione a me.

    - È triste.

- È sciocco. Ho fatto una sciocchezza. 



venerdì 1 maggio 2020

Cerco compagnia nei morti, per non appesantire i vivi, che già la vita è greve e non mi pare il caso di far da zavorra agli altri.
Cerco compagnia, consolazione, per con-vivere questa solitudine con qualcuno, anche se in realtà non c'è più.
Cerco con-solazione in un ricordo, cerco un po' di luce, o un'overdose di luce, un'in-solazione, da chi (forse, così mi dicono, ci proviamo a credere) nella luce non è più solo.

lunedì 30 marzo 2020

tale la situazione nella capitale
quale la si ritrova in tutta la nazione
i capi a non stare attenti si fan male
e si prescinde ormai dalla fazione

ci si scruta con sguardo un po' animale
fin dall'ora della colazione
giungendo a credere normale
l'imperativo della non-azione


domenica 15 marzo 2020

(Convivenze )forza(te)!

Personaggi:
Quello (che si scusa)
Quegli altri (che non se ne danno pensiero)

QUELLO: Scusate, oggi mi sento più stupido del solito.
QUEGLI ALTRI: Tranquillo, non si nota la differenza.

(quarantena)


venerdì 13 settembre 2019

l(acrim)abili esiti

un qualcuno
l'Epilogo (personificazione)

UN QUALCUNO (parlando tra sè, mentre controlla una lista, dopo essersi vistosamente asciugato gli occhi): ...mi devo far sentire, sono almeno 10 giorni che questo messaggio è nella lista di cose da fare...
(si soffia il naso rumorosamente) ...appena smetto di piangere telefono.

Mentre cala il sipario, compare l'Epilogo.

EPILOGO: Non si sentirono più.

(fazzoletti)


venerdì 12 settembre 2014

perché...

perché in fondo c'è sempre un fiume che scorre
perché in fondo il cielo è lo stesso
perché in fondo si mangia e si dorme
perché in fondo la vita è sempre un po' uguale
e un po' diversa
perché in fondo ci siamo, e ci vediamo
e se tra noi c'è l'aria, o un telefono
o lo schermo di un computer su cui io scrivo e tu mi leggi
-sì, perché in fondo sto scrivendo proprio a te,
a te che leggi, che valuti ciò che scrivo degno del tuo tempo
o forse non hai ancora imparato che il tuo tempo è prezioso-


perché in fondo qua o là ciò che interessa è vivere
e dove e quando sono dettagli
perché in fondo ricerchiamo la sostanza
e la sostanza è essere sempre in ricerca
perché in fondo così la vita ha senso e allora non ci pesa
questo scorrere continuo del tempo tra le dita
come un seme sottile che sfugge perdendosi nel terreno
 

perché in fondo la vita si rincorre
ed è nascere e crescere e morire e rinascere
perché in fondo "tutto scorre" e la storia è circolare
perché in fondo all'occidente ti ritrovi in oriente
e gli estremi si toccano e i serpenti si mordono la coda
perché in fondo c'è sempre un fiume che scorre
e a volte due.

perché in fondo saperti lì mi manda in overdose l'ansia da prestazione. mannaggia.

domenica 24 giugno 2012

dimmi con chi vai...

- c'hai mica un cicles?

- ne ho solo più uno, boia faus!

lunedì 16 maggio 2011

ebbene. capita alle volte, nella vita, di dover lasciar cadere una maschera. quando l'aria è pulita, quando i fumogeni sono ormai spenti. il mercoledì delle ceneri, al ritorno da una missione in cui un tuo amico si è fatto esplodere con l'asteroide cattivo. oppure quando riemergi dall'acqua e ti vieni a sdraiare vicino a me. tutte situzioni in cui la maschera - volente o nolente - cade. e non ho citato il caso in cui, nel buio di un teatro, si spintona un tizio/a in divisa. meglio se tizia con tacco 12. è lì che casca la maschera.

ed è così che tocca alla mia, d'esser riposta per un istante acciocché io renda virtualmente noto al mondo intero l'inusitato fatto occorsomi.

antefatto.
non molti anni orsono incorsi in un blog d'un simpatico fumettista autore d'un simpatico uomo scottex.
ma non è di lui che vi voglio parlare.

attraverso un percorso non meglio ricostruibile approdai dunque qui. e da quel giorno costui divenne uno dei miei miti.

l'evento.
ora, è accaduto che, grazie alle coincidenze che governano la nostra vita, mi ritrovassi a ritirare i miei occhiali nuovi nel momento in cui il mio mito ordinava i suoi occhiali nuovi.
e così l'ho conosciuto. anzi, l'ho riconosciuto. e poi gli ho stretto la mano.


caro paolo, permettimi questa confidenza in queste righe che ti dedico.
non posso nasconderti che ho avuto una sincope nel momento in cui ho capito che eri tu. avrei voluto inchinarmi al tuo genio, esibirmi in sperticate lodi, cantarti a memoria tutta ATV per dimostrarti il mio fanatismo. spero che mi sarai grato di non averlo fatto.
al di là di tutte queste esagerazioni, è stata una figata riconoscerti, e conoscerti.

venerdì 12 marzo 2010

Per fortuite coincidenze, vedo la Bellezza ogni giovedì.
La vedo per pochi minuti, o anche meno, perché spesso per la maggior parte di quei minuti ne posso soltanto intuire la presenza al di là di un muro. Ma che siano dieci secondi o dieci minuti, la vedo, la Bellezza.
L'osservo con occhi d'amore, ma non ne ricevo che mezzi sguardi frettolosi e indifferenti, perché la Bellezza non ha alcun interesse per me, né mi vuol guardare con occhi d'amore, ma mi saluta per un riflesso di conoscenza.
Oppure, io mi dico, è per timidezza. Perché la vera Bellezza non può che esser pudìca.

martedì 28 aprile 2009

C'è qualcosa che vorrei dirvi prima di cominciare a parlare

a gentile richiesta (sì, sì, lo ammetto, anch'io mi crogiuolo della possibilità di usare questa formula, sì, sì, come te, quella volta, già.)
dicevo... a gentile richiesta torno ad appostare il virtualuogo da me creato e recentemente iponutrito.
e mi dispiaccio - ma non troppo - della scarsa mia presenza costì, giacché cose da dire di tant'in tanto ne ho avute (e non le ho dette) e l'idea che qualcuno si scomodi a vedere se ce ne son di nuove mi gonfia come un tacchino americano in novembre.
ovvìa, "fan" mi pare termine financo esagerato, ma ti ringrazio, amico che fuggevolmente ci siam visti l'altra sera, di cotanta espressione.
e vedrò di comparire un po' più spesso.

martedì 3 febbraio 2009

Mi lascio ipnotizzare dalla mostra, accattivante nonostante la gente che l'affolla. Incasso la delusione di un laboratorio di enigmistica troppo veloce e troppo poco coinvolgente. Poi gioco a calcio telecomandando un robot, segno, e sono felice.

mercoledì 16 luglio 2008

I blog hanno notevoli qualità esorcistiche.
Quanto segue l'ho scritto per me, non per voi. Se vi sembra lungo risparmiatevi la fatica.


Davanti al tabellone, nell'atrio, c'è una ragazza che aspetta di veder comparire il suo treno. E' piuttosto anonima, una macchia di tonalità grigia in mezzo a macchie più vivaci che vanno e vengono. Non c'è tanta gente, in stazione.
Mi accorgo d'un tratto dell'uomo che si è avvicinato alla ragazza. Anche lui è piuttosto anonimo. La guarda. Guarda con lei il tabellone e impercettibilmente le si avvicina ancora.
Poi le parla.
E' un uomo piuttosto anonimo ma è sufficiente un "ciao" borbottato perché se ne scoprano ai lati della bocca due canini d'argento.
Lei deve essersi già accorta di lui, lo guarda di sfuggita, non sembra avere gran voglia di fare la sua conoscenza, ma la scortesia non fa parte del suo carattere. Così gli risponde, tornando immediatamente a fissarsi al tabellone.
Per Canini D'Argento è un incoraggiamento sufficiente. A poco a poco lo vedo incalzare la ragazza, le chiede come va, se aspetta il treno, per dove, perché, studia o lavora? La Ragazza Gentile risponde qualcosa, ogni tanto, sempre per quella gentilezza che così male la ripaga incastrandola in una situazione sgradevole. Quando le viene richiesto il nome, si toglie la soddisfazione di mentire spudoratamente, ma Canini D'Argento non lo sa, e non molla. La invita a prendere un caffè. Lei declina, gentile ma ferma.
Il tempo passa, il treno non compare ancora. La Ragazza Gentile pensa ad una via di fuga, ma Canini D'Argento la prende in contropiede chiedendole il numero di telefono. Lei reprime a stento una risata. "Senti un po', Perfetto Sconosciuto Dal Sorriso Poco Rassicurante, ma non li leggi i giornali? Non lo sai come finiscono le ragazze che accettano inviti da perfetti sconosciuti?" Canini D'Argento non ha l'aria di leggere i giornali, o, se li legge, si ferma al fatto che le ragazze accettino.
No, la Ragazza Gentile non ha la minima intenzione di dare il suo numero a chicchessia. Lui è colto da un'idea. - Vuoi che ti dia il mio?
Ha l'aria di farle un favore, ma lei dice di no, ormai più ferma che gentile.
Il treno compare, finalmente.
Con un sospiro di sollievo la Ragazza Gentile lo saluta e fa per andarsene. Lui le porge la mano. "E va bene, se può farti contento." Lui la stringe forte quella mano. "Dannazione alla mia gentilezza" pensa lei. Quando riesce a liberarsi lui le gratta il palmo della mano con l'indice. Lei si rivede la scena del Dottor Lecter e Clarice Starling, e si allontana.
L'esperienza non è stata delle migliori, ma in fondo non è successo nulla. E' quando Canini D'Argento le si affianca nel sottopassaggio che la Ragazza Gentile si preoccupa sul serio. Lui l'ha seguita, e se nell'atrio non girava molta gente, il sottopassaggio è quasi deserto.
La saluta nuovamente, lei continua a camminare verso la scala che la porterà sul binario. "Se mi segue anche lì uno dei due finirà sotto il primo treno che passa" si dice. Ma ha più paura che voglia di scherzare.
Di nuovo lui le porge la mano. Sembra salutarla definitivamente. Che fare? Lei intravede che il binario abbastanza affollato, si rassicura. Gli stringe di nuovo la mano. Lo saluta con l'aria di un addio, i suoi occhi gli dicono vattene.
Inaspettatamente, lui le chiede un bacio.
Un bacio?!
E' tutto talmente ridicolo che lei quasi sorride. Non se ne parla, ma proprio per niente. Il suo rifiuto è inequivocabile. Ma lui la tiene ancora per mano. La stringe, quella mano, con la presa di un mastino napoletano. D'improvviso la tira a sé, ma lei ha i muscoli tesi, resiste. Lo sente mentre lui si strofina addosso la sua mano, sul basso ventre. Poi tutto finisce. Lei si stacca. Sale al binario. Controlla che lui non la segua.
E' all'aria aperta ora.
La Ragazza Gentile si mette accanto ad un controllore, cercando sicurezza nella divisa.
Di Canini D'Argento non c'è più traccia.

Lei si sente meglio, ma si sente male. Lei vorrebbe essere un uomo. L'incredibile Hulk, se possibile. Lei è favorevole all'estinzione volontaria del genere umano.
Lo so che è quasi una bestemmia. Ma come posso biasimarla?

martedì 17 giugno 2008

Immaginate di essere un elefante.
Un vostro amico, tipo un'antilope o una scimmia, o anche un leopardo magari, vi invita nella sua cristalleria per farvi vedere i suoi ultimi preziosissimi acquisti.
Immaginatevi lì, nella cristalleria del vostro amico.
Le distanze tra gli scaffali carichi di oggetti non assomigliano neanche lontanamente alle proporzioni dell'ikea.
E voi siete un elefante.
Se vi muovete, romperete sicuramente qualcosa. Se non vi muovete, rimarrete bloccati per sempre, e morirete lì.
Avendo voi altro da fare nella vita che non imputridire in una cristalleria, optate per il muovervi.
Ve l'ho detto, romperete sicuramente qualcosa. E sarà qualcosa di molto prezioso, non c'è scampo.
E il vostro amico, essendo tale, non si arrabbierà, non dirà assolutamente niente. Forse impallidirà un poco, e il suo sorriso quando vi congederete sarà leggermente tirato. E' un vostro amico.
Immaginate il vostro disagio.
Voi, un elefante, in una cristalleria.

Immaginate lo scettico blu che va in un negozio di vestiti.

(è come se le mie mani, degne figlie del mio nome, fossero delle fontane di inchiostro indelebile blu. tocco i vestiti, giusto per giustificare il fatto di essere lì, e inevitabilmente tutto ciò che sfioro si macchia irreparabilmente. e le commesse restano impassibili, vittime di un incantamento che impedisce loro di sbattermi fuori a calci. come vorrei conoscere il controincantesimo.)

giovedì 29 maggio 2008

E per la serie grandi autori italiani (altrimenti nota come: autori italiani morti) il titolo della settimana è "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, che all'incirca un anno fa leggevo in piazza beatamente estraniandomi da tutto il resto.

venerdì 28 marzo 2008

Camminavo per le strade della città. In mano avevo un piccolo regalo per te. Avevo la certezza che ci saremmo incontrati.
Non c'era un appuntamento, no, e nemmeno un qualche motivo per pensare - ragionevolmente - una cosa simile. Ma c'era quella certezza. E c'era quel piccolo regalo, nella mia mano. Ci saremmo scorti tra la gente, avremmo incrociato gli sguardi, i sorrisi. Ti avrei dato quel regalo e al suono della tua risata avrebbe riso il mio cuore.
Ne ha bisogno, di ridere, il mio cuore.

Ma poi ho guardato in giro, e tu non c'eri.
E quella cosa, nella mia mano, si faceva sempre più pesante, sempre più bruciante, sempre più difficile da spiegare.
E chi potrebbe capire ormai è lontano.

Vorrei chiamarti, ora, subito, e sentire la tua voce sorridente. E sentire la tua voce che sorride a me. Ma il tuo numero non è sotto il tuo nome, ed io non posso ritrovarti.

- - -

Eppure stasera ho trovato un sogno. Una nuova cosa da aggiungere a quelle che vorrei fare da grande. Un sogno regalatomi da un uomo alto e affascinante e da un uomo minuto con movenze da folletto o da demone.
Se solo io volessi diventare grande...

martedì 11 marzo 2008

Ieri c'ho messo almeno mezz'ora a trovare la nonna.
Giravo in mezzo a tutta quella gente aguzzando la vista, ma senza risultati apprezzabili.
Data l'inutilità dei miei sforzi ho chiesto aiuto al nonno.
Lui mi ha fatto l'occhiolino. "Sono una tomba", mi ha risposto.
Chissà se anche da vivo aveva tutta quest'ironia. Magari ci saremmo trovati bene, insieme.
Ho ripreso i miei giri, e alla fine la nonna l'ho trovata.
Se ne stava placida all'ombra di una palma. Non c'era il sole, ma non credo che a lei importasse molto.
Accanto ha un ufficiale. Ma questo al nonno non l'ho detto.

A margine di ciò, dal perimetro dell'intera vicenda, la famiglia Allegri simpaticamente ci ricorda:

ciò che sarete voi
noi siamo adesso
chi si scorda di noi
scorda se stesso

domenica 9 marzo 2008

Il titolo della settimana è "Manuale di piccolo circo" di Claudio Madia.

Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente due persone.
Ieri mattina hanno pensato a me.
Ieri mattina mi hanno fatto un favore.
Ieri mattina mi hanno portato l'oscuro oggetto del desiderio.

E' lì, pazientemente in attesa degli strumenti appropriati.
Già lo amo.
E attendo il sole.

E al momento la gioia e la speranza e la fiducia e l'ottimismo e l'autoconsiderazione e la somma di tutte queste cose sono tali che l'attesa è bella.
Può piovere ancora un po'.
Io nel frattempo gongolo.
E mi crogiuolo.

E a voi due ragazzi - sì, proprio voi due, dai che avete capito - vi ringrazio, e vi dico che siete due tesori.

mercoledì 13 febbraio 2008

Attenti a quello che fate. Potreste finire su un blog. O su un necrologio.

Treno. Primo vagone. In attesa della partenza. Il capotreno offre caramelle alle ragazze. (sono solo quattro, neh) (le ragazze)
Al gentile rifiuto di una di queste, seguito da un plateale moto di dispiacimento/disperazione del capotreno, il signor autista del treno lì presente commenta "mai accettare caramelle dagli sconosciuti".
Il collega verde-vestito non se lo fa ripetere due volte: "Capotreno. G****** D'*****. Ora mi conoscete!" Ilarità soffusa delle ragazze. Compiacimento del proprio status. Qua e là coscienza della naturale/artificiosa bellezza.
Durante il viaggio, da coscienzioso controllore qual è, il capotreno si premura di sincerarsi se le ragazze studino come dicono di fare. Si offre di far loro mini-interrogazioni e scuote la testa di fronte alle loro proteste. Si sta al gioco, con condiscendenza maliziosa, resa innocente dalla differenza d'età. La gioventù impone il suo tributo, gli anni che spolverano i baffi di grigio si piegano con galanteria e affettazione.
Nel ritirarsi assume lo sguardo del cavaliere errante salvatore di giovani prigioniere: "Insomma non vi lascio in pace. Eh, no, con me non si studia!"

Smancerie a parte, oggi ho visto con i miei propri occhi una donna zompare su un treno già partito. Per favore, PER FAVORE, evitate di fare queste cose. Perdetelo, qualche treno, piuttosto. Che magari si rivela pure una bella esperienza.

martedì 21 febbraio 2006

E' un bel po' che vorrei comprarmi un manuale di frenologia.
Il fatto è che ne ho visto uno in libreria.

Il che mi ha lentamente instinstillato una mania.

Per la frenologia (ia...).


Questo testo oggi mi rispecchia profondamente. E' una canzone (forse la più bella canzone), degli Asintoti Divergenti, gruppo forse non molto conosciuto, ma piuttosto apprezzato dai musicofili più eclettici (o ellittici? non saprei...). Al di là della qualità melodica e dell'originalità, il testo di questa canzone mi ha sempre colpito... e in particolare, oggi mi rispecchia fedelmente. Ciò che mi trattiene dall'acquisto di un manale di frenologia è il fatto che si tratti proprio di un manuale di frenologia. Chiarisco: io a codesta pseudoscienza non ci credo, e non tanto per le personali convinzioni del caro Alessandro (Manzoni, N.d.S.) ma per mia personale convinzione. Ergo, l'acquisto del suddetto manuale non sarebbe finalizzato all'uso di esso, quanto alla soddisfazione di una curiosità (per altro, morbosa, come ben sottolineano gli Asintoti Divergenti). E tuttavia mi perplime il fatto che, una volta apprese le teorie frenologiche, le mie interrelazioni con gli esseri umani ne potrebbero venire seriamente influenzate... come potrò impedirmi di pensare "costui è brachicefalo, meglio non fidarsi!"... d'altronde, basterebbe non guardare la gente. Ergo i rapporti virtuali non ne possono venire inficiati.

E però rimango scettico.