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venerdì 10 gennaio 2025

 Quanto è profondo l'abisso?


Me lo sapete dire quanto accidenti è profondo l'abisso?





martedì 16 aprile 2024

Troppo.



- Lo sai? Siamo tipo otto miliardi sul pianeta.

    - Sì.

- E su otto miliardi, avevo trovato una persona che voleva stare con me.

    - È una bella cosa, qualcuno che accetti di stare con te.

- No, non è che lo accettasse, stava con me volentieri.

    - Ti invidio un po'. Ma poi che è successo?

- Niente, poi abbiamo smesso di stare insieme. Avevo trovato una persona che voleva stare con me, e l'ho persa.

    - Non hai prestato abbastanza attenzione.

- Ho dato attenzione alle cose sbagliate. Ho dato troppa attenzione a me.

    - È triste.

- È sciocco. Ho fatto una sciocchezza. 



sabato 8 aprile 2023

Passa il tempo e a un certo punto ti accorgi di essere invecchiato.

E i tuoi progetti con te.

E tutto ha quel vago odore stantio, come quello di una antica tomba.

Ancorché vuota.


sabato 24 dicembre 2022

La durezza della vita

Perché la vita ha questa durezza?

Ti dici che dovrebbe essere facile, la vita. Fattibile, almeno. Un piede avanti all'altro e si cammina. Ma ad un tratto un tuo passo trema, e inciampi e un coccio ti si conficca in un piede. Perché inesorabilmente la vita non la puoi che affrontare a piedi nudi.

Non basta vivere, nella vita? E perché anche questo è così difficile, poi? Quel riflesso involontario che fa battere il cuore, allargare i polmoni... Il sangue scorre e il respiro lo ossigena. Eppure apri la bocca per accogliere l'aria, e il freddo ti prende alla gola, ti toglie il fiato. Il freddo tagliente, il caldo soffocante. Non è forse l'aria stessa attorno a te che si ammanta di quei tratti che la rendono irrespirabile? Non è il mondo stesso a volere la tua morte?

E allora perché ostinarsi a tentare di vivere?

E difficile, è dannoso. Non si è che ostacoli sul cammino l'uno dell'altro. L'unica utilità è nel lasciarsi calpestare, per diventare terreno su cui altri si poseranno per continuare il loro cammino. Ma anche per loro la vita è e rimarrà dura.

Perché la vita è così dura?

Perché mi sembra così insormontabile e difficile e inafferrabile e 





venerdì 4 dicembre 2020

(più natalizio di quanto sembri)

Ci sono questioni spinose che prima o poi vanno affrontate. Per una di queste, il momento di parlarne è giunto, inutile temporeggiare oltre. Pertanto, se il bagno è libero, ci concediamo un po' di spazio per parlare di cibo. Cessate di sbarrare gli occhi, ho proprio scritto "se il bagno è libero".
Già, perché la questione non è tanto l'assunzione del cibo, ma il suo licenziamento. Quel momento in cui ciò che era stato assunto a far parte di noi [musichetta di sottofondo: è meraviglioso far parte di un team...] viene licenziato, con una – si spera – buonuscita.
E qui si pone il problema: che tipo di contratto s'era fatto, all'assunzione?
Era a tempo indeterminato? Come quello che si fa a certa ciccia che inesorabilmente si deposita inesteticamente in certe parti del corpo? O era a tempo determinato? Magari, per i più avvezzi alle terminologie del mondo del lavoro, un co.co.co., o un co.co.pro.? Termini che peraltro potrebbero rispecchiarsi onomatopeicamente nel momento di salutarsi e andare ciascuno per la propria strada.
Ma c'era un scadenza determinata per la conclusione del rapporto impiegatizio, o si è giunti alla fine per "giusta causa"? Non pochi mal di pancia sono derivati da tali questioni. La presunzione di sapere porta a darsi delle arie, e per carità, meglio fuori che dentro, tuttavia si raccomanda di assumere con moderazione per licenziare con correttezza.

(no comment)


sabato 10 ottobre 2020

3pDante

Se dovessimo definire Dante con tre "p" che cosa diremmo? "Poeta", senz'altro, lui è il sommo. "Parlatore"? Chi può dirlo? Magari balbettava, o s'intimidiva, o provava quella lieve stizza un po' snob tale da non desiderare di mettere gli altri a parte delle proprie parole (quante "p", qui! un'allitterazione!).

"Partigiano"? Questo sì. Da buon ghibellino lo si potrebbe ben definire di parte. E, per inciso, partigiano ma non "parmigiano", ch'egli era fiorentino, e lì di 'p' non ve ne sono.

E allor che altro? Prosatore? Pagliaccio? Pittore? Picaresco? Pittoresco? Papà?

Sì, Dante era papà. Anche se della sua posterità (Pòstero?) poco ci s'immischia, liquidata in una riga, o poco più, sull'enciclopedie.

Ma senz'altro "padre" - sì, sì, state quieti lì voi che saltellate con la mano alzata strillando "è il padre della lingua italiana!" -, questa la terza "p". 

Dante: il padre, il poeta, il partigiano.

Sempreché, come si diceva, si volessero applicar tre "p" (a) Dante.


Trepidante.

Come il Pinciuz, quando apprende che oggi è il 10 10 2020. E non tornerà mai più. 

giovedì 8 ottobre 2020

-sfumato-

Ho capito i danni del fumo durante una lezione di Paleografia latina.

E sì che l'attenzione non m'era mai mancata.

Notevole. E un po' bizzarro.



sabato 29 febbraio 2020

Della rete e le sue maglie (un'indagine sociale)

metto su una certa arroganza scrivendo qui, ammantato di mistero, nascosto dietro una qwerty che di me rivela più di quel che dico, lasciando trasparire una Weltanschauung - sì, ma allora è una qwertz - che mi colloca in un cronotipo approssimabile vent'anni più vent'anni meno, 500 km più in qua o più in là

mi sento un brontosauro in un campo d'insalata


sabato 22 febbraio 2020

2x5

...e poi sei lì, che ti dici "mannaggia, mi è sfuggito il 20!" ...e non ti accorgi che ti passa il 22.

...o forse te ne accorgi, eh?

venerdì 11 ottobre 2019

lapìdeo

o passante che tra i passati - trapassati - passi

qui nel sostrato giace un frustrato

della sua azione ammira la vacuità

scambiò la felicità per una buona reputazione

lunedì 2 settembre 2019

Autocoscienza

- Sei Felice?
- No. Sono Franco.

(lacrime e verità)


domenica 21 luglio 2019

tentando la fuga

A volte ci sono pensieri troppo forti. Pensieri che afferrano in modo violento, intrappolando le sinapsi in circoli viziosi, giri vuoti che conducono e riconducono sempre allo stesso punto.
Se ti lasci prendere, è finita.
A volte non resta che chiudere gli occhi e tappare le orecchie, spegnere il cervello - o almeno chiudere il canale di comunicazione tra di esso e il corpo - e vivere senza pensare, in maniera stolida. Si innesta il pilota automatico, e si tenta di essere inamovibili.
A volte è la soluzione per sopravvivere.

Ma vale la pena "sopravvivere" soltanto?
 

domenica 30 giugno 2013

Del perché i libri vengono sempre prima della zuccheriera


Ebbene, siamo qui oggi a sfatare un mito, un topos, un preconcetto che oramai da secoli si pone a svilire lo spirito critico di intere generazioni.

Alla zuccheriera vien detto: "non tu, sempre i libri prima, lo sai". E tutti a pensare che ciò denotasse il minor valore della stessa, in confronto agli altri. Ciò che è, nell'opinione del soggetto giudicante, ritenuto di maggior pregio, sia il primo ad essere salvato, o scelto, o - nel caso specifico - messo in valigia. Oggi io vi dico (scrivo) tzé. Sciocchezze. Panzane.

"Prima le donne e i bambini": sul Titanic cosa credete significasse? Valevano forse di più? No, signori miei, essi galleggiavano meno! Questa la verità!
"Salvare capra e cavoli": si cita prima la capra perché poi la si può munire di sacche sulla schiena in cui riporre i cavoli. Non una questione di valore, di affetto o di bizzarre gerarchie tra allevamento e agricoltura.
"Prima il dovere poi il piacere": andiamo, non fatemi spiegare l'evidenza, non fatemi insultare così le vostre intelligenze.

E dunque, direte voi, sgomenti all'apprendere tante e tali verità: perché prima i libri? Semplice. Banale. Lapalissiano.
La peculiare conformazione fisica del libro fa sì ch'esso sia particolarmente adatto ad essere posto a fondamento di un insieme di oggetti. (e potrei facilmente fare un parallelo: il contenuto dei libri fa sì ch'esso sia particolarmente adatto ad essere posto a fondamento di un insieme di concetti).
Prima i libri, poi, sopra questi, la zuccheriera. Di modo che essa non subisca danni nel trasporto, né rischi di versare lo zucchero.

Ma perché, continuerete a domandare insolentemente, essa si precipita volendo entrare per prima in valigia?
Ma perché non usate le vostre testoline belle, domando io!
Contenendo zucchero, è tautologico dire che essa è piena di carboidrati, ossia di energia. Alla frase "Si fanno le valigie andiamo su, su, su" non può che accorrere, iperattiva com'è.
Fortunatamente - e mi si perdoni di usare l'avverbio "fortunatamente" - un "Hockety pockety wockety wa" detto al momento giusto rimette ogni cosa al suo posto.

lunedì 12 ottobre 2009

a causa del peccato originale mi son preso proprio una bella lavata di capo

mercoledì 9 settembre 2009

de data

e dopo il ridondante sette settembre oggi è il modulare 09 09 09

martedì 30 giugno 2009

a me poi piace pensare che michele figliodigiacomo sia andato in paradiso, dove ha scoperto che Dio è nero, ed ora gli sta insegnando a ballare
chi sta insegnando a chi è un mistero, entrambi hanno un gran senso del ritmo

mercoledì 21 gennaio 2009

omaggio

bramoso di un titolo,
studiò troppo.
perito,
perì.



eager for a degree,
studied too much.
expert,
perished.

venerdì 3 ottobre 2008

accade di vivere in una sorta di nebuloso presente, fatto di inspirazioni ed espirazioni, di battito cardiaco, di scelte e decisioni. mi alzo alla mattina e scelgo se e come vestirmi, decido di lasciare la finestra aperta mentre non sono in casa, scelgo una scuola o di praticare un hobby in un luogo e in un modo piuttosto che in un altro.
scelgo la via più facile o la più ardita. lascio che siano gli altri a scegliere per me, a scegliere me, oppure mi impongo.

e poi accade che un giorno questo nebuloso presente venga squarciato da un'ora di sole. o magari è solo un respiro, un battito. ma è sufficiente.

ci si accorge che le scelte e le decisioni prese e fatte hanno avuto una preparazione, un lavorìo, una riflessione, pari alle inspirazioni ed espirazioni. nessuna.
nessuna riflessione, nessuna strategia studiata a tavolino, nessun momento di "calma, ragioniamo". tutt'al più c'è stata una breve occhiata data al proprio ombelico, un lento girare di pollici, cui si è messo fine con uno sfacciato sbadiglio.
certo, quelle scelte portavano a strade che noi, in quel momento, non potevamo vedere. ma ora, in questo squarcio di luce, vediamo che in direzioni opposte, parallele, convergenti o divergenti dalla nostra ci sono tante altre strade. quelle che non abbiamo percorso.

e mentre ci rendiamo conto che, con passo incerto, avanziamo verso l'abisso, non possiamo non essere assaliti dal tremendo dubbio di aver sbagliato. tutto.

lunedì 28 luglio 2008

Mi sta sulle scatole moderatamente tutto il genere umano.
Mio padre parla una lingua che fatico a capire e tutto va un po' a rotoli.
E il libro di una qualche settimana è "I sotterranei del Vaticano" di André Gide.

mercoledì 16 luglio 2008

I blog hanno notevoli qualità esorcistiche.
Quanto segue l'ho scritto per me, non per voi. Se vi sembra lungo risparmiatevi la fatica.


Davanti al tabellone, nell'atrio, c'è una ragazza che aspetta di veder comparire il suo treno. E' piuttosto anonima, una macchia di tonalità grigia in mezzo a macchie più vivaci che vanno e vengono. Non c'è tanta gente, in stazione.
Mi accorgo d'un tratto dell'uomo che si è avvicinato alla ragazza. Anche lui è piuttosto anonimo. La guarda. Guarda con lei il tabellone e impercettibilmente le si avvicina ancora.
Poi le parla.
E' un uomo piuttosto anonimo ma è sufficiente un "ciao" borbottato perché se ne scoprano ai lati della bocca due canini d'argento.
Lei deve essersi già accorta di lui, lo guarda di sfuggita, non sembra avere gran voglia di fare la sua conoscenza, ma la scortesia non fa parte del suo carattere. Così gli risponde, tornando immediatamente a fissarsi al tabellone.
Per Canini D'Argento è un incoraggiamento sufficiente. A poco a poco lo vedo incalzare la ragazza, le chiede come va, se aspetta il treno, per dove, perché, studia o lavora? La Ragazza Gentile risponde qualcosa, ogni tanto, sempre per quella gentilezza che così male la ripaga incastrandola in una situazione sgradevole. Quando le viene richiesto il nome, si toglie la soddisfazione di mentire spudoratamente, ma Canini D'Argento non lo sa, e non molla. La invita a prendere un caffè. Lei declina, gentile ma ferma.
Il tempo passa, il treno non compare ancora. La Ragazza Gentile pensa ad una via di fuga, ma Canini D'Argento la prende in contropiede chiedendole il numero di telefono. Lei reprime a stento una risata. "Senti un po', Perfetto Sconosciuto Dal Sorriso Poco Rassicurante, ma non li leggi i giornali? Non lo sai come finiscono le ragazze che accettano inviti da perfetti sconosciuti?" Canini D'Argento non ha l'aria di leggere i giornali, o, se li legge, si ferma al fatto che le ragazze accettino.
No, la Ragazza Gentile non ha la minima intenzione di dare il suo numero a chicchessia. Lui è colto da un'idea. - Vuoi che ti dia il mio?
Ha l'aria di farle un favore, ma lei dice di no, ormai più ferma che gentile.
Il treno compare, finalmente.
Con un sospiro di sollievo la Ragazza Gentile lo saluta e fa per andarsene. Lui le porge la mano. "E va bene, se può farti contento." Lui la stringe forte quella mano. "Dannazione alla mia gentilezza" pensa lei. Quando riesce a liberarsi lui le gratta il palmo della mano con l'indice. Lei si rivede la scena del Dottor Lecter e Clarice Starling, e si allontana.
L'esperienza non è stata delle migliori, ma in fondo non è successo nulla. E' quando Canini D'Argento le si affianca nel sottopassaggio che la Ragazza Gentile si preoccupa sul serio. Lui l'ha seguita, e se nell'atrio non girava molta gente, il sottopassaggio è quasi deserto.
La saluta nuovamente, lei continua a camminare verso la scala che la porterà sul binario. "Se mi segue anche lì uno dei due finirà sotto il primo treno che passa" si dice. Ma ha più paura che voglia di scherzare.
Di nuovo lui le porge la mano. Sembra salutarla definitivamente. Che fare? Lei intravede che il binario abbastanza affollato, si rassicura. Gli stringe di nuovo la mano. Lo saluta con l'aria di un addio, i suoi occhi gli dicono vattene.
Inaspettatamente, lui le chiede un bacio.
Un bacio?!
E' tutto talmente ridicolo che lei quasi sorride. Non se ne parla, ma proprio per niente. Il suo rifiuto è inequivocabile. Ma lui la tiene ancora per mano. La stringe, quella mano, con la presa di un mastino napoletano. D'improvviso la tira a sé, ma lei ha i muscoli tesi, resiste. Lo sente mentre lui si strofina addosso la sua mano, sul basso ventre. Poi tutto finisce. Lei si stacca. Sale al binario. Controlla che lui non la segua.
E' all'aria aperta ora.
La Ragazza Gentile si mette accanto ad un controllore, cercando sicurezza nella divisa.
Di Canini D'Argento non c'è più traccia.

Lei si sente meglio, ma si sente male. Lei vorrebbe essere un uomo. L'incredibile Hulk, se possibile. Lei è favorevole all'estinzione volontaria del genere umano.
Lo so che è quasi una bestemmia. Ma come posso biasimarla?