martedì 22 maggio 2007

Mascolino vs Femminino

Odierne tragedie d'incomunicabilità

Personaggi:
Lui
Lei
L'altro (che non parla)

LUI: (guardando fuori dalla finestra, sguardo deciso e risoluto) Questa vita mi va stretta.
LEI: (tenendo in mano un paio di jeans, fronte corrugata e tono lievemente seccato) Anche a me. Sono in cinta.

Finale 1
LUI: (sviene)

Finale 2
LUI: (salta dalla finestra)


(fiori)


giovedì 3 maggio 2007

Nessuno me l'ha chiesto ma io lo scrivo lo stesso.
Se per il resto dei miei giorni potessi avere consultabili solamente cinque libri, essi avrebbero i seguenti cinque incipit:

1) In principio Dio creò il cielo e la terra.

2) Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera.

3) Era un bel mattino, chiaro e caldo, verso la fine d'agosto.

4) La fisica moderna ha avuto una profonda influenza su quasi tutti gli aspetti della società umana.

5) fiumecorrente, passato il di Eva ed Adamo, dal zigzagare della spiaggia alla curva della baia, ci conduce con un più commodus vicus di ricircolazione di nuovo a Howth Castle e Vicinanze.


Uno l'ho letto integralmente, uno ne ho letto quasi metà, uno ne ho letto un quarto, uno le prime pagine, uno solo l'incipit.

venerdì 20 aprile 2007

Sali.
Sempre più in alto, con calma, con decisione.
Tensione muscolare, slancio.
Respirazione più intensa, ossigenazione.
Sempre più in alto, sempre più cose alle spalle, sempre meno gente intorno.
Sempre meno gente dentro.
Sali.
Sempre più in alto.
Ed ecco. Sei su.
Sopra, al di sopra, più in alto del resto.
Basta poco. Un passo, due.
Guardare.
Non guardare.
Non ha importanza.
Nulla ha più importanza. Basta un po' di coraggio. Ancora un poco.
Quanto coraggio occorre per fare un passo?
La massa d'aria è lì, pronta ad aprirsi al tuo passaggio.
Eppure ti respinge. E' grossa, compatta, granitica.
Non devi pensarci, no.
L'aria si sposterà al tuo passaggio.
Quanto coraggio ci vuole per fare un passo?
Non pensare, non pensare, non pensare, non chiederti, non domandarti, cosa ci sarà là sotto, chi starà passando, cosa diranno, non pensare, non pensare, non pensare, e non ho salutato... ma che senso ha, che senso, che senso, non pensare non pensare non pensare.
E fai quel passo.

martedì 3 aprile 2007

I brevi diverbi

- Auto tua?
- E tra poco parte.

martedì 27 marzo 2007

Dialogo Sintomatico Dell'Umana Condizione

Personaggi:
la Bocca
l'Orecchio (che non parla)

LA BOCCA (rivolgendosi all'Orecchio): Senti un po'.
L'ORECCHIO (ascolta).


(sipario)

mercoledì 21 marzo 2007

L'inconcludente

Andrò ora ad esporvi l'utilità di un ombrello:

mercoledì 14 marzo 2007

Sul concetto di equilibrismo sociale avanzato dal signor Gravini Della Carmagna

Nel 1527 Simone Gravini Della Carmagna affermava, nel suo celebre Folada de cerveza, la sostanziale affinità dell'equilibrismo sociale con l'ardimento operoso, teorizzato soltanto cinque anni prima da Ludovico Maretti. Non è mia intenzione sollevare un vespaio, e tuttavia non posso esimermi dal dichiarare la mia sostanziale avversità a tale - a mio avviso - pomposa quanto ingiustificata affermazione. Lo Zeuberg sosteneva, già nei primi anni del Settecento, la riconducibilità di tali affermazioni, e peraltro di tutta la Folada, al momento storico, allo spirito dell'epoca, all'aria leggermente frizzantina che si respirava nell'anno di pubblicazione dell'opera, e tuttavia il suo giudizio sul Gravini mi pare ancora troppo moderato, troppo intriso di quel rispetto che i secoli hanno incondizionatamente tributato allo scrittore ispano-piemontese. Lo so, intere generazioni di professori inorridiranno, ma io dichiaro l'assurdità di tutta la faccenda. L'ardimento operoso è concetto tale da rivestire importanza fenomenologica non piccola, e la sua applicazione all'ermeneutica dell'attivismo si sposa degnamente con le più avanzate teorie epistemologiche. L'equilibrismo sociale non ha nulla di tutto questo. E' concetto povero, infimo addirittura, basato su pallide concezioni geometriche condivisibili forse solo in un'impostazione copernicana. L'accostamento di due idee così in contrasto tra loro potrebbe valere solo a dimostrare quanto vari possono essere gli esiti del ragionamento umano. Null'altro.