lunedì 21 dicembre 2015

Not very much hi-tech

Personaggi:
il Principe Azzurro
Biancaneve (che non parla)
la bara (che non s'apre)

IL PRINCIPE AZZURRO (armeggiando con la bara, che non s'apre): Maledette nanotecnologie!


(nani)

venerdì 12 settembre 2014

perché...

perché in fondo c'è sempre un fiume che scorre
perché in fondo il cielo è lo stesso
perché in fondo si mangia e si dorme
perché in fondo la vita è sempre un po' uguale
e un po' diversa
perché in fondo ci siamo, e ci vediamo
e se tra noi c'è l'aria, o un telefono
o lo schermo di un computer su cui io scrivo e tu mi leggi
-sì, perché in fondo sto scrivendo proprio a te,
a te che leggi, che valuti ciò che scrivo degno del tuo tempo
o forse non hai ancora imparato che il tuo tempo è prezioso-


perché in fondo qua o là ciò che interessa è vivere
e dove e quando sono dettagli
perché in fondo ricerchiamo la sostanza
e la sostanza è essere sempre in ricerca
perché in fondo così la vita ha senso e allora non ci pesa
questo scorrere continuo del tempo tra le dita
come un seme sottile che sfugge perdendosi nel terreno
 

perché in fondo la vita si rincorre
ed è nascere e crescere e morire e rinascere
perché in fondo "tutto scorre" e la storia è circolare
perché in fondo all'occidente ti ritrovi in oriente
e gli estremi si toccano e i serpenti si mordono la coda
perché in fondo c'è sempre un fiume che scorre
e a volte due.

perché in fondo saperti lì mi manda in overdose l'ansia da prestazione. mannaggia.

mercoledì 7 maggio 2014

Vite parallele: io e Chaucer

In seguito agli studi di lettere, passò alla storia. Medievale.

mercoledì 11 dicembre 2013

dolcezze

se non mangi la crosta della crostata
fai un torto alla mia torta.

giovedì 10 ottobre 2013

Chiasmo iconografico

con l'oro coloro
coloro che adoro

domenica 30 giugno 2013

Del perché i libri vengono sempre prima della zuccheriera


Ebbene, siamo qui oggi a sfatare un mito, un topos, un preconcetto che oramai da secoli si pone a svilire lo spirito critico di intere generazioni.

Alla zuccheriera vien detto: "non tu, sempre i libri prima, lo sai". E tutti a pensare che ciò denotasse il minor valore della stessa, in confronto agli altri. Ciò che è, nell'opinione del soggetto giudicante, ritenuto di maggior pregio, sia il primo ad essere salvato, o scelto, o - nel caso specifico - messo in valigia. Oggi io vi dico (scrivo) tzé. Sciocchezze. Panzane.

"Prima le donne e i bambini": sul Titanic cosa credete significasse? Valevano forse di più? No, signori miei, essi galleggiavano meno! Questa la verità!
"Salvare capra e cavoli": si cita prima la capra perché poi la si può munire di sacche sulla schiena in cui riporre i cavoli. Non una questione di valore, di affetto o di bizzarre gerarchie tra allevamento e agricoltura.
"Prima il dovere poi il piacere": andiamo, non fatemi spiegare l'evidenza, non fatemi insultare così le vostre intelligenze.

E dunque, direte voi, sgomenti all'apprendere tante e tali verità: perché prima i libri? Semplice. Banale. Lapalissiano.
La peculiare conformazione fisica del libro fa sì ch'esso sia particolarmente adatto ad essere posto a fondamento di un insieme di oggetti. (e potrei facilmente fare un parallelo: il contenuto dei libri fa sì ch'esso sia particolarmente adatto ad essere posto a fondamento di un insieme di concetti).
Prima i libri, poi, sopra questi, la zuccheriera. Di modo che essa non subisca danni nel trasporto, né rischi di versare lo zucchero.

Ma perché, continuerete a domandare insolentemente, essa si precipita volendo entrare per prima in valigia?
Ma perché non usate le vostre testoline belle, domando io!
Contenendo zucchero, è tautologico dire che essa è piena di carboidrati, ossia di energia. Alla frase "Si fanno le valigie andiamo su, su, su" non può che accorrere, iperattiva com'è.
Fortunatamente - e mi si perdoni di usare l'avverbio "fortunatamente" - un "Hockety pockety wockety wa" detto al momento giusto rimette ogni cosa al suo posto.

mercoledì 22 maggio 2013

àc-cènti!

sst.
zìtti zìtti piàno piàno, còme sommessamènte canticchiàvano nel rossiniàno barbière, c'approssimiàmo, dotàti di pluràle maiestàtis, a codèsto spàzio, ma ànche spaziétto, spaziùccio, cantòne, no... cantìno, semmài, cantùccio, cantuccétto per non dìre cantuccettìno...
orbène. che dìre? che pensàre? e soprattùtto che scrìvere???

m'azzardài (éhi, dòve finìmmi il plur.mai.?!) tèmp'addiétro a lasciàr picciuòla tràccia délla mìa persistènte esistènza virtuàle. non ricevèndo cénni, muòvo adùnque un àltro pàsso, ché, a quànto pàre, non vi sòn'avventòri a turbàr l'àcqua chèta. e allòr con trepidaziòne gètto sàssi néllo stàgno, ritiràndo pòi sùbito la màno... (...ma no!)