"bevi la tisana, che ti sana"
"hai la ricetta di quella di mela? dimmela"
è incommensurabile. per questo la sua descrizione è pressoché invisibile. se la state leggendo, complimenti, siete in gamba. in questo blogo vi pianto in faccia me, libri, teatralate, strampalerie grafiche et numerose altre amenità.
domenica 18 dicembre 2011
lunedì 16 maggio 2011
ebbene. capita alle volte, nella vita, di dover lasciar cadere una maschera. quando l'aria è pulita, quando i fumogeni sono ormai spenti. il mercoledì delle ceneri, al ritorno da una missione in cui un tuo amico si è fatto esplodere con l'asteroide cattivo. oppure quando riemergi dall'acqua e ti vieni a sdraiare vicino a me. tutte situzioni in cui la maschera - volente o nolente - cade. e non ho citato il caso in cui, nel buio di un teatro, si spintona un tizio/a in divisa. meglio se tizia con tacco 12. è lì che casca la maschera.
ed è così che tocca alla mia, d'esser riposta per un istante acciocché io renda virtualmente noto al mondo intero l'inusitato fatto occorsomi.
antefatto.
non molti anni orsono incorsi in un blog d'un simpatico fumettista autore d'un simpatico uomo scottex.
ma non è di lui che vi voglio parlare.
attraverso un percorso non meglio ricostruibile approdai dunque qui. e da quel giorno costui divenne uno dei miei miti.
l'evento.
ora, è accaduto che, grazie alle coincidenze che governano la nostra vita, mi ritrovassi a ritirare i miei occhiali nuovi nel momento in cui il mio mito ordinava i suoi occhiali nuovi.
e così l'ho conosciuto. anzi, l'ho riconosciuto. e poi gli ho stretto la mano.
caro paolo, permettimi questa confidenza in queste righe che ti dedico.
non posso nasconderti che ho avuto una sincope nel momento in cui ho capito che eri tu. avrei voluto inchinarmi al tuo genio, esibirmi in sperticate lodi, cantarti a memoria tutta ATV per dimostrarti il mio fanatismo. spero che mi sarai grato di non averlo fatto.
al di là di tutte queste esagerazioni, è stata una figata riconoscerti, e conoscerti.
ed è così che tocca alla mia, d'esser riposta per un istante acciocché io renda virtualmente noto al mondo intero l'inusitato fatto occorsomi.
antefatto.
non molti anni orsono incorsi in un blog d'un simpatico fumettista autore d'un simpatico uomo scottex.
ma non è di lui che vi voglio parlare.
attraverso un percorso non meglio ricostruibile approdai dunque qui. e da quel giorno costui divenne uno dei miei miti.
l'evento.
ora, è accaduto che, grazie alle coincidenze che governano la nostra vita, mi ritrovassi a ritirare i miei occhiali nuovi nel momento in cui il mio mito ordinava i suoi occhiali nuovi.
e così l'ho conosciuto. anzi, l'ho riconosciuto. e poi gli ho stretto la mano.
caro paolo, permettimi questa confidenza in queste righe che ti dedico.
non posso nasconderti che ho avuto una sincope nel momento in cui ho capito che eri tu. avrei voluto inchinarmi al tuo genio, esibirmi in sperticate lodi, cantarti a memoria tutta ATV per dimostrarti il mio fanatismo. spero che mi sarai grato di non averlo fatto.
al di là di tutte queste esagerazioni, è stata una figata riconoscerti, e conoscerti.
giovedì 21 aprile 2011
27 dicembre
Personaggi:
Lui
L'altro
Lui parla con un sopraccilio rialzato, tono vagamente cinico con presupposto furbesco.
L'altro interagisce esattamente come Lui vorrebbe.
LUI: L'altra notte ho sentito dei rumori in casa, sono sceso in cucina, e ci ho trovato Babbo Natale.
L'ALTRO: Caspita! E che hai fatto?
LUI: ...gli ho fatto vuotare il sacco.
Lui
L'altro
Lui parla con un sopraccilio rialzato, tono vagamente cinico con presupposto furbesco.
L'altro interagisce esattamente come Lui vorrebbe.
LUI: L'altra notte ho sentito dei rumori in casa, sono sceso in cucina, e ci ho trovato Babbo Natale.
L'ALTRO: Caspita! E che hai fatto?
LUI: ...gli ho fatto vuotare il sacco.
(incarti)
sabato 29 gennaio 2011
mercoledì 10 novembre 2010
Inutili azioni
Personaggi
A
B
Scena
Davanti ad un piatto di penne rigate. A regge una forchetta con infilzato un fusillo.
A (rivolgendosi a B) - Hai visto?
B - Sì, è un fusillo.
A - No.
B - E cos'è allora?
A - Nessuna idea?
B (furbescamente) - Un outsider.
A (serio) - Non scherzare. Questo è l'inizio di un'invasione aliena.
B (dandogli corda) - Ah, sì?
A - È così.
B - E cosa intendi fare?
A (lo mangia) - Chomp.
B - ?
A - Quando usciranno dalla loro astronave, voglio che si ritrovino in un mondo di merda.
A
B
Scena
Davanti ad un piatto di penne rigate. A regge una forchetta con infilzato un fusillo.
A (rivolgendosi a B) - Hai visto?
B - Sì, è un fusillo.
A - No.
B - E cos'è allora?
A - Nessuna idea?
B (furbescamente) - Un outsider.
A (serio) - Non scherzare. Questo è l'inizio di un'invasione aliena.
B (dandogli corda) - Ah, sì?
A - È così.
B - E cosa intendi fare?
A (lo mangia) - Chomp.
B - ?
A - Quando usciranno dalla loro astronave, voglio che si ritrovino in un mondo di merda.
(digestione)
lunedì 4 ottobre 2010
Fatti di famiglia (un dialogo)
- Hai sentito di Emilio Miglio? Ha lasciato la fabbrica di maglie alla moglie Amalia.
- Emilio è il migliore. E la filiale?
- Alla figlia Ale.
- Quella meraviglia!
- Emilio è il migliore. E la filiale?
- Alla figlia Ale.
- Quella meraviglia!
lunedì 27 settembre 2010
oggi ho realizzato, con una consapevolezza che non pensavo potesse appartenermi, che non mi piace il lavoro che faccio.
è inutile, non mi piace.
eppure dovrebbe, a pensarlo mi dico che proprio quel lavoro lì, per cui mi pagano, mi dovrebbe proprio piacere.
ma no.
niente.
è un lavoro arido, meccanico, utile per carità, ma non è il lavoro che voglio fare io.
perché non c'è l'io in questo lavoro, ed è perfettamente indifferente l'identità del proprietario della mano che pigia i tasti del computer.
e non posso nemmeno pensare, chè la meccanicità non è standard, e richiede molta attenzione e un minimo di ragionamento.
che palle.
io voglio lavorare per la lego.
ecco, l'ho detto.
voglio allestire mostre di design nel centre pompidou, rastrellare i giardini del palazzo dell'imperatore del giappone, girare il mondo con il cirque du soleil e costruire nuovi modelli di sviluppo economico.
voglio trovare la cura per il cancro, diamine!
e inventare una lingua nuova.
e voglio provare cosa significa essere soddisfatti di sè.
è inutile, non mi piace.
eppure dovrebbe, a pensarlo mi dico che proprio quel lavoro lì, per cui mi pagano, mi dovrebbe proprio piacere.
ma no.
niente.
è un lavoro arido, meccanico, utile per carità, ma non è il lavoro che voglio fare io.
perché non c'è l'io in questo lavoro, ed è perfettamente indifferente l'identità del proprietario della mano che pigia i tasti del computer.
e non posso nemmeno pensare, chè la meccanicità non è standard, e richiede molta attenzione e un minimo di ragionamento.
che palle.
io voglio lavorare per la lego.
ecco, l'ho detto.
voglio allestire mostre di design nel centre pompidou, rastrellare i giardini del palazzo dell'imperatore del giappone, girare il mondo con il cirque du soleil e costruire nuovi modelli di sviluppo economico.
voglio trovare la cura per il cancro, diamine!
e inventare una lingua nuova.
e voglio provare cosa significa essere soddisfatti di sè.
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