Nel corso di una conversazione(?) con un amico(?) dichiaro bellamente la mia dipendenza dalla marijuana.
[per inciso: io non dipendo assolutamente da alcunché, e non ne faccio nemmeno uso]
La scena seguente è ambientata in una chiesa.
Un prete si scaglia con toni savonaroliani contro un organista, reo di aver parlato, o mosso dei fogli, o che ne so, durante la messa. Una vera e propria aggressione verbale ingiustificabile. Durante la predica mi rivolgo all'organista, sottovoce, cercando il momento in cui il prete suddetto non guarda dalla nostra parte. Ma lui ci vede, e si rinnova l'invettiva - imbarazzante per tutti gli astanti - con forza raddoppiata. Essendo responsabile di tale ripresa, la mia mortificazione è somma. Eppure non è nemmeno paragonabile alla "mortificazione" che si scopre il giorno dopo. Il prete viene ritrovato dietro l'altare, o almeno in parte si trova lì. Manca il pezzo dal torace in giù. E poi chi l'avrebbe detto che un prete può contenere tanto sangue?
è incommensurabile. per questo la sua descrizione è pressoché invisibile. se la state leggendo, complimenti, siete in gamba. in questo blogo vi pianto in faccia me, libri, teatralate, strampalerie grafiche et numerose altre amenità.
mercoledì 20 maggio 2009
martedì 28 aprile 2009
C'è qualcosa che vorrei dirvi prima di cominciare a parlare
a gentile richiesta (sì, sì, lo ammetto, anch'io mi crogiuolo della possibilità di usare questa formula, sì, sì, come te, quella volta, già.)
dicevo... a gentile richiesta torno ad appostare il virtualuogo da me creato e recentemente iponutrito.
e mi dispiaccio - ma non troppo - della scarsa mia presenza costì, giacché cose da dire di tant'in tanto ne ho avute (e non le ho dette) e l'idea che qualcuno si scomodi a vedere se ce ne son di nuove mi gonfia come un tacchino americano in novembre.
ovvìa, "fan" mi pare termine financo esagerato, ma ti ringrazio, amico che fuggevolmente ci siam visti l'altra sera, di cotanta espressione.
e vedrò di comparire un po' più spesso.
dicevo... a gentile richiesta torno ad appostare il virtualuogo da me creato e recentemente iponutrito.
e mi dispiaccio - ma non troppo - della scarsa mia presenza costì, giacché cose da dire di tant'in tanto ne ho avute (e non le ho dette) e l'idea che qualcuno si scomodi a vedere se ce ne son di nuove mi gonfia come un tacchino americano in novembre.
ovvìa, "fan" mi pare termine financo esagerato, ma ti ringrazio, amico che fuggevolmente ci siam visti l'altra sera, di cotanta espressione.
e vedrò di comparire un po' più spesso.
martedì 3 febbraio 2009
mercoledì 21 gennaio 2009
omaggio
bramoso di un titolo,
studiò troppo.
perito,
perì.
eager for a degree,
studied too much.
expert,
perished.
studiò troppo.
perito,
perì.
eager for a degree,
studied too much.
expert,
perished.
martedì 30 dicembre 2008
perdi la cognizione del tempo quando leggi. è mattina perché *lì* è mattina. è sera quando *lì* è sera.
sei a new york in primavera a mezzanotte, e appena chiudi il libro ti accorgi che sono le 10.44 del 30 dicembre. in italia. ed è quasi inspiegabile.
soffri perché il personaggio soffre ed esulti quando vince. ti ubriachi con lui (o lei, che sia), odi o ami, piangi o ridi. ti compiaci della sua furbizia.
la tua vita ha un senso. è lì. è fatta. è già scritta.
ho ricominciato a leggere di brutto. e mi piace da impazzire.
sei a new york in primavera a mezzanotte, e appena chiudi il libro ti accorgi che sono le 10.44 del 30 dicembre. in italia. ed è quasi inspiegabile.
soffri perché il personaggio soffre ed esulti quando vince. ti ubriachi con lui (o lei, che sia), odi o ami, piangi o ridi. ti compiaci della sua furbizia.
la tua vita ha un senso. è lì. è fatta. è già scritta.
ho ricominciato a leggere di brutto. e mi piace da impazzire.
giovedì 18 dicembre 2008
Monologo del minimo sistema
Personaggi:
Il Sistema Immunitario
Voce fuori campo
VOCE FUORI CAMPO: ...e così tra un po' è Natale...
SISTEMA IMMUNITARIO: Iuhu! Vacanza!
Il Sistema Immunitario
Voce fuori campo
VOCE FUORI CAMPO: ...e così tra un po' è Natale...
SISTEMA IMMUNITARIO: Iuhu! Vacanza!
(antipiretici)
lunedì 1 dicembre 2008
arrivo alla stazione con fatica. il passo è molto più lento del solito, ma deciso. cammino guardando dritto davanti a me, la mente occupata da quel dolore sordo alla cassa toracica. non posso respirare profondamente, così calibro ogni respiro.
quando finalmente sono sul treno mi lascio cadere nel primo posto vuoto in direzione di marcia. c'è parecchia gente, ogni posto viene presto occupato, ma nessuno resta in piedi.
davanti a me due cinesi, un uomo e una donna, intervallano brani di conversazione a tentativi di dormire. accanto ho un cingalese, anche lui tenta di dormire.
tengo la schiena e la testa saldamente appoggiate allo schienale. chiudo gli occhi. prendo fiato.
"non svenire, non svenire, non svenire..." la gente è occupata a chiacchierare, non si accorgerebbe di me. eppure, l'idea di avere un collasso qui mi terrorizza. non voglio, no. voglio tornare a casa.
chissà che faccia ho. mi guardo le mani. sono bianchissime, un bianco innaturale. richiudo gli occhi.
d'un tratto mi assalgono le lacrime. che accade? le sento lì, battere pesantemente, gonfiarmi gli occhi. no, no, no, devo resistere, non ha senso che mi metta a piangere qui, no! cerco di rilassare ogni muscolo, se stringo le palpebre è finita. le ciglia stanno resistendo virilmente a questo attacco, quando l'occhio destro cede. la lacrima scivola insensata lungo la guancia, gli occhiali la occultano solo per poco.
alzo la mano e con la maggior noncuranza possibile l'asciugo, apro gli occhi, sembra che nessuno se ne sia accorto. i cinesi dormono, nell'altra fila di posti le ragazze rivolte verso di me proseguono la loro conversazione.
recupero un fazzoletto dalla borsa, fingo di soffiarmi il naso e mi asciugo gli occhi.
è solo stanchezza. solo stanchezza. solo stanchezza.
quando finalmente sono sul treno mi lascio cadere nel primo posto vuoto in direzione di marcia. c'è parecchia gente, ogni posto viene presto occupato, ma nessuno resta in piedi.
davanti a me due cinesi, un uomo e una donna, intervallano brani di conversazione a tentativi di dormire. accanto ho un cingalese, anche lui tenta di dormire.
tengo la schiena e la testa saldamente appoggiate allo schienale. chiudo gli occhi. prendo fiato.
"non svenire, non svenire, non svenire..." la gente è occupata a chiacchierare, non si accorgerebbe di me. eppure, l'idea di avere un collasso qui mi terrorizza. non voglio, no. voglio tornare a casa.
chissà che faccia ho. mi guardo le mani. sono bianchissime, un bianco innaturale. richiudo gli occhi.
d'un tratto mi assalgono le lacrime. che accade? le sento lì, battere pesantemente, gonfiarmi gli occhi. no, no, no, devo resistere, non ha senso che mi metta a piangere qui, no! cerco di rilassare ogni muscolo, se stringo le palpebre è finita. le ciglia stanno resistendo virilmente a questo attacco, quando l'occhio destro cede. la lacrima scivola insensata lungo la guancia, gli occhiali la occultano solo per poco.
alzo la mano e con la maggior noncuranza possibile l'asciugo, apro gli occhi, sembra che nessuno se ne sia accorto. i cinesi dormono, nell'altra fila di posti le ragazze rivolte verso di me proseguono la loro conversazione.
recupero un fazzoletto dalla borsa, fingo di soffiarmi il naso e mi asciugo gli occhi.
è solo stanchezza. solo stanchezza. solo stanchezza.
Iscriviti a:
Post (Atom)